Un punto di vista antropologico, la fotografia come un sistema di significati.
“Così come un testo letterario, la cultura è un insieme di significati che devono essere decifrati” (C. Geertz).
La cultura, dunque, non è una semplice raccolta di comportamenti e pratiche, ma un complesso sistema di significati, un intreccio di simboli in continuo movimento attraverso i quali le persone danno senso alle proprie azioni e costruiscono la realtà. Le immagini, analogamente, racchiudono significati stratificati, rimandi e connessioni che contribuiscono alla formazione dell’identità individuale e collettiva. In questo processo intervengono diversi attori: il fotografo, che nel momento dello scatto imprime la propria visione e creatività; il soggetto, che si intreccia con l’obiettivo della macchina fotografica attraverso pose, espressioni e movimenti; e infine lo spettatore, il cui sguardo completa l’immagine, filtrandola attraverso la propria esperienza e sensibilità. In questa prospettiva, la fotografia si configura come un sistema di significati, in cui ogni immagine racconta storie che trascendono la dimensione puramente visiva. Proprio per questo, la fotografia diventa uno strumento di ricerca capace per raccontare diverse storie. Il progetto mira a rappresentare la comunità di Cologno Monzese, restituendone le molteplici sfaccettature. Ma è anche un progetto politico: il suo intento è superare le gerarchie di potere che influenzano la costruzione dell’identità. Vuole essere un progetto della comunità e per la comunità, dando voce a coloro che spesso restano ai margini di questi processi. Nella costruzione della realtà urbana ci sono dinamiche che, a seconda dei contesti, possono includere o escludere, rendendo invisibili alcuni soggetti nella narrazione collettiva dell’identità. L’obiettivo non è semplicemente documentare le differenze, ma favorire l’incontro, contrastando le interpretazioni più rigide del multiculturalismo che, come osserva l’antropologo Reginald Byron, rischiano di rafforzare stereotipi e gerarchie culturali. Il multiculturalismo, infatti, può veicolare una visione essenzialista delle identità, confondendo biologia e cultura e cristallizzando le differenze invece di valorizzarle. Questo progetto, al contrario, vuole mostrare una comunità in cui le differenze non sono barriere, ma punti di forza. Una realtà ibrida, in cui i confini tra etnie e culture si sfumano. Attraverso una tacita alleanza tra fotografo e soggetto, il fulcro diventa la persona e la storia incisa nel suo corpo, con l’intento di costruire una comunità inclusiva, una comunità realmente moderna.
Dottoressa Martina Rilli e Dottor Andrea Bormetti