Donato ex presidente ANPI sezione Cologno Monzese- Intervista

Nome e cognome?
Mi chiamo Donato Carissimo, sono pugliese di origine e vivo a Cologno dal 1962. Avevo 15 anni quando mi sono trasferito qui.

Come è iniziato il tuo rapporto con l'ANPI?
Ho cominciato a collaborare con l’ANPI nel 1982, quando il presidente era Luigi Lana . All’epoca la sede si trovava in Via Neruda, la migliore che abbiamo avuto finora.

Dove si trovava prima la sede dell’ANPI?
Prima era in Via Fontanile, dove adesso ci sono i CAF dei sindacati. In quel periodo, in quei locali c’erano cinque o sei associazioni: combattenti, reduci, vedove di guerra e così via. Quando si è liberato lo spazio in Via Neruda—che inizialmente doveva essere un asilo, ma non era mai stato utilizzato—è stato assegnato a diverse associazioni. L’ANPI ha condiviso la sede con i combattenti reduci, con cui c’era un legame molto stretto. A livello nazionale, essendo entrambe associazioni combattentistiche, collaboravamo spesso.

Come si concretizzava questa collaborazione?
Qui a livello locale, ad esempio, il presidente di un’associazione era spesso anche vicepresidente dell’altra. C’era uno scambio continuo.

Quali sono stati i momenti più significativi di quegli anni?
Uno dei momenti più importanti è stato il 40° anniversario della Liberazione, nel 1985. Tutte le associazioni si sono mobilitate, con l’ANPI come promotore e il presidente dell’epoca come coordinatore, per realizzare il Monumento alla Resistenza.

Dove si trova il Monumento alla Resistenza?
Si trova in Via della Resistenza, vicino agli uffici comunali di Cologno. Lì c’era già una base con alcune lapidi, e su una delle facciate abbiamo aggiunto un bassorilievo in bronzo. Rappresenta una madre con un bambino sullo sfondo della guerra, un’immagine di speranza e liberazione.

Hai conosciuto molti partigiani di persona?
Sì, fino a qualche anno fa ce n’erano ancora diversi qui. Ho avuto modo di conoscere tanti di loro, alcuni sono anche ritratti in questa foto ( fig 1 ). Ricordo, ad esempio, Pirotta, Bisi, Bottero, Ughetto e tanti altri che hanno vissuto la Resistenza in prima linea.

Ci sono episodi che ti sono rimasti particolarmente impressi?
Me ne viene in mente uno: un nostro partigiano, il sig. Mario Priore, entusiasta e pieno di energia, raccontava sempre di quel 25 aprile 1945 in cui lui e suo fratello si sono ritrovati con un fucile in mano a sorvegliare il raccordo ferroviario di Segrate. Era un punto strategico: bisognava impedire che i tedeschi in ritirata lo facessero saltare in aria.

Oppure la storia del partigiano Palumbo: pugliese di origine, aveva vissuto in Sud America prima di tornare in Italia. Dopo l’8 settembre era stato catturato e internato per aver rifiutato di combattere per la Repubblica Sociale. Ma era riuscito a scappare da un campo di concentramento in Austria e si era unito ai partigiani in Piemonte. Tornare al Sud era impossibile, quindi ha scelto di continuare a combattere dalla parte giusta.

Fig 1

marco rilli